Bilanciare growth e fixed mindset nella gestione delle Risorse Umane

“In due anni non riesci a trasformare digitalmente un’azienda, figuriamoci l’Italia”. Così si è espresso Diego Piacentini (già vicepresidente di Amazon), intervistato da Repubblica l’11 novembre 2018, al termine del suo incarico governativo di Commissario per il Digitale.

Come spesso capita quando si tratta di innovazioni, il punto chiave non è l’aspetto tecnologico, ma quello culturale. “Avevamo sottovalutato che oltre alla tecnologia il processo di accompagnamento è manuale, fatto di incontri, di persuasione, di spiegazione”, confessa Piacentini.

Giustamente quindi Carol Dweck, docente di psicologia presso la Stanford University, sottolinea la necessità di attuare i cambiamenti puntando sul growth mindset delle persone (forma mentis orientata all’innovazione e all’apprendimento), ma senza dimenticare l’esistenza, in tutti noi, di un fixed mindset, quel mix di orgoglio, pigrizia e paura che porta a evitare le sfide.

Nel diffondere sistemi e cultura digitale in azienda, il management e in particolare la funzione Risorse Umane non dovranno trascurare ad esempio un elemento oggettivo come la stratificazione anagrafica dell’organico (piramide delle età), che determina sbilanciamenti tra growth e fixed mindset.

L’HR Digital Mindset Award intitolato a Marco Fertonani tiene appunto conto dell’importanza, per le aziende, di ricercare un positivo intreccio fra innovazione digitale e coinvolgimento delle persone, in vista di una sempre più efficace e motivante gestione delle risorse umane. Una sfida che le Direzioni Risorse Umane possono ben affrontare con i nuovi tool digitali, ma senza dimenticare i classici “strumenti del mestiere” basati sull’ascolto e sulla competenza nell’utilizzo delle leve gestionali soft.

 

Franco Parvis

 

 

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